ll 7 dicembre 1978 affluiscono sul conto di Berlusconi presso
la filiale di Segrate della Popolare di Abbiategrasso altri 17,98 miliardi,
tramite otto giroconti che coinvolgono varie società di comodo. Ma i periti non
sono riusciti a trovare il “primo girate”
e “l’ultimo beneficiario”, anche
perché la documentazione bancaria era registrata su microfilm che risultano
bruciati. Tra il 24 e il 31 dicembre 1979 la Fininvest riceve altre 25 miliardi
dalle Holding. ,Tra marzo 1981 e maggio 1984 le varie Holding ricevono oltre 12
miliardi, tutti rigorosamente di provenienza ignota. Ma il caso più divertente
è quando il 19 ottobre 1979 Berlusconi costituisce la PALINA Srl, società
fantasma che vivrà solo sette mesi.
Il 14 dicembre 1979 la Palina fa girare sul suo
conto corrente acceso presso la sede milanese della Popolare di Abbiategrasso
27,68 miliardi, che vengono poi bonificati alla SAF, che a sua volta gira alle Holding
italiane, le quali accreditano l'intera somma sui conti Fininvest, la quale la
storna alla Milano 3 Srl, altra società del gruppo. Quest’ultima restituisce il
tutto alla Palina. Divertente vero? Ma ancora più divertente quanto accertato
sui controllori: “Amministratore unico era Enrico Porrà, un invalido di 75
anni, appena colpito da ictus quando i consulenti di Berlusconi lo accompagnarono
a firmare le carte”. Davvero notevole, ma c’è anche la testimonianza alla Dia
del commercialista presso il quale era domiciliata la Palina, Amilcare Ardigò:
“Non ho mai avuto notizia del transito di quei soldi”, affermando anche che la Palina
non ha mai avuto un solo documento contabile. Ardigò accompagnava in
carrozzella alle assemblee l’amministratore settantacinquenne colpito da ictus
Enrico Porrà., e sulla questione dei 27
miliardi si sorprende: “Non ho mai accompagnato in banca Porrà, un prestanome
di Berlusconi, per il perfezionamento di operazioni relative a quella socíeta!
Certo che se accompagnava uno colpito da ictus alle assemblee c’è da chiedersi
quanto pelo sullo stomaco avessero i “soci”!
Nel 1977 a Silvio Berlusconi viene conferito il titolo di
Cavaliere del Lavoro con la seguente motivazione: “Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza ?con il massimo dei
voti, decise di dar vita ad una attività indipendente nel settore dell’industria
edile fondando la Società “Cantieri Riuniti Milanesi Spa”. Nel 1963 ha
costituito la Società “Edilnord” che ha realizzato, tra l’altro in provincia di
Milano, un centro per quattromila abitanti, il primo in Lombardia dotato di
centro commerciale, centro sportivo, campi di giuoco, scuole materne ed
elementari. Dal 1969 al 1975, in applicazione di una nuova concezione
urbanistica Silvio Berlusconi ha realizzato la costruzione di “Milano 2”, una
città per diecimila abitanti e contigua a Milano, dotata di tutte le più
moderne attrezzature pubbliche e sociali, la prima sanità urbana in Italia con
tre circuiti differenziati per auto, ciclisti e pedoni. E' Presidente e
Direttore Generale della Edilnord progetti S.p.A. e Presidente della Fininvest
S.p.A.”. La domanda è: sapevano che
quella di Milano 2 e dintorni è una
vicenda originata da misteriosi capitali provenienti dalla Svizzera, scandita
da prestanome ed espedienti, da irregolarità ed abusi, accompagnata dal forte
sentore di tangenti e corruttele e impregnata di collusioni col potere
politico?
Ma quelle parole: “la prima sanità urbana in
Italia” ci portano ad un altro fatto collegato, molto collegato con le imprese
del novello cavaliere. La
convenzione stipulata nel 1963 dal conte Bonzi col Comune di Segrate era
comprensiva di un’area di 46.000 mq che il conte aveva venduto, nel 1966, a un
oscuro Centro assistenza ospedaliera Monte Tabor di don Luigi Maria Verzè. Il compiacente
sindaco segratese Turri nel luglio I967 aveva rilasciato a don Verzè
una licenza per la costruzione sull’area di una clinica geriatria privata (Ospedale San Raffaele).
Ed è qui che la vicenda della clinica segratese di don Verzè si salda con
quella di Milano 2 del suo socio (occulto) Silvio Berlusconi, con un seguito di scandalo nello scandalo a
colpi di abusi, irregolarità e collusioni politiche.
Don Luigi Verzé
(prete “interdetto” dalla Curia milanese il 26 agosto 1964 con “la proibizione
di esercitare il Sacro ministero”) aveva potuto acquistare l’area del conte
Bonzi grazie a un
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