quale corrispettivo
della erogazione da parte dell'Ente Regione ad esso Verzè del predetto residuo
contributo”. Nella sentenza è scritto anche di “sorprendenti circostanze
attraverso le quali l’ente di don Verzè era riuscito ad ottenere la qualifica di
“istituto scientìfico”, del fatto che l’imputato era “strettamente legato agli
ambienti della Democrazia cristiana, ma egli aveva dimostrato di esercitare (anche)
una notevole influenza sulle pubbliche autorità”. E dopo una minuziosa
ricostruzione dell'intricato tentativo di corruzione dell'imputato nei
confronti dell’assessore Rivolta, il Tribunale conclude: ll reato commesso da
don Verzè non poteva essere considerato lieve, se valutato nel quadro delle
circostanze in cui era sorta e si era sviluppata l’inìziativa di costruire
l'Ospedale San Raffaele. Da questo punto di vista, don Verzè doveva essere
ritenuto un imprenditore abile e spregiudicato, inserito in ambienti finanziari
e politici privi di scrupoli sul piano
etico e giuridico penale.”
Comunque nessuna preoccupazione. Gli strascichi scaturiti
dallo scandalo Milano 2/San Raffaele non approderanno a sentenze di condanna
definitive. Tra archiviazioni, stralci, rinvii a giudizio, ricorsi, assoluzioni,
prescrizione, di reati, se la cavano il rettore Schiavinato, i sindaci Rosa e
Turri,lastessa Edilnord, e pure don Luigi Verzè, che si vedrà risparmiato, per
intervenuta prescrizione, la condanna subita in primo grado per “tentata
corruzione”. Gli antesignani del loro amico Silvio Berlusconi. Per l’agiografia
berlusconiana, la costruzione della città satellite Milano 2 sarebbe stato il
primo“miracolo” compiuto del superinprenditore fattosi da solo il quale, senza
disporre di capitali e col solo ausilio della sua straordinaria genialità,
sarebbe riuscito a edificare dal nulla l’avventuristica cittadella. Come
abbiamo visto non è proprio per niente così. Non abbiamo detto, anche se
qualcosa si può già ben capire da quanto sopra, che tutta l’operazione, Milano 2 e Ospedale San Raffaele, è stata esclusivamente
una grandiosa opera di corruzione a tutti i livelli. Dopo i giornali locali se
ne sono occupati anche diversi giornali nazionali: Il Manifesto nell'agosto
1973 (I mille volti della speculazione edilizia...); il settimanale il Mondo
del 4 ottobre 1973 (Le rotte di cemento); l’Avanti, che nel dicembre 1973
informa dell’inchiesta del Pretore di Monza sul dirottamento dei voli; il Corriere
della Sera il 18 aprile 1974 sul tentativo di corruzione nei confronti
dell'assessore regionale alla Sanità Vittorio Rivolta; il Giorno, che il 25
giugno 1974 informa di 14 avvisi di procedimento a ex consiglieri del Comune di
Segrate (poi retto dal commissario prefettizio)
ancora il Giorno il 27 giugno 1974 che scrive che “il commissario prefettizio
dott. Ajello si è rifiutato di firmare le tre licenze (le ultime) richieste
dall’impresa costruttrice di Milano 2, perché Sono in contrasto con le norme di
rispetto cimiteriale; il settimanale milanese l’Ambrosiano, che nel dicembre
1974 scrive che i cittadini di Segrate accusano la Edilnord di aver ottenuto,
con abusi e irregolarità, il dirottamento degli aerei. “...Nello scandalo di
Milano 2 sono coinvolti i partiti politici che vanno per la maggiore, uomini
politici di grosso e piccolo calibro, e persino un prete spretato,direttore
della clinica San Raffaele che è specchietto
per le allodole al servizio della Edilnord;
il Corriere della Sera del 12
febbraio 1975 che scrive che sono stati indiziati di reato per una serie di
illeciti l’ex sindaco di Segrate, il Dc
Gianfranco Rosa, il legale rappresentante della Edilnord, Giorgio Dall'Oglio
(che è il fratello della prima moglie di Berlusconi), e il direttore dei lavori
della stessa Edilnord; il Corriere d'lnformazione del 20 marzo 1975, che scrive
sulla sospensione, da parte del commissario prefettizio dott. Ajello, della
concessione delle licenze di abitabilità nelle nuove case di Milano 2; il 20
giugno 1975 il Corriere della Sera informa che la “Pretura penale ha deciso di
trasmettere alla Procura della Repubblica tutti gli atti relativi al generale Paolo Moci, direttore di
Civilavia.”; e ìnfine il Giorno del 13 giugno 1975 dove, sotto il titolo “Milano
Uno Due Tre”, Giorgio Bocca scrive: “Storie di astuzie, corruzioni, raggiri,
guadagni giganteschi. Tutto risaputo, sperimentato: i comitati locali che
nascono battaglieri, decisi a fare i conti in tasca al padrone amministratore e
dopo due anni sono già addomesticati...”.
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