avuti
con i banchieri piduisti del Monte dei Paschi di Siena e della Bnl, e
a quelli che intrattenne con giornalisti (Gervaso e Di Bella) e editori
(Rizzoli e Tassan Din). Del resto, la stessa storia della P2 dimostra come la
falsa testimonianza sia essa stessa prova di “appartenenza” alla Loggia
segreta, proprio perché i “listelli” piduisti erano vincolati alla segretezza
da un giuramento e da regole che li vincolavano alla fedeltà della Loggia”.
Nel corso della sua deposizione davanti alla
Commissione d'inchiesta sulla P2 anche il piduista Bruno Tassan Din (ad del
gruppo Rizzoli Corriere della Sera) confermerà: “Gelli era molto amico di
Berlusconi, e in diverse occasioni mi disse di fare degli accordi con lui sia
nel settore della televisione che dell’editoria. lo conoscevo Berlusconi
direttamente, e questo in verità mi fece riferimento alla opportunità di un
accordo nel quadro anche dei contatti che lui aveva con Gelli”. Torniamo alla
Banca Rasini Come è stato detto, nel
1974 era arrivato il nuovo direttore generale deIl’Istituto, Antonio Secchione.
Costui si è dato talmente da fare che il valore della banca è letteralmente
esploso, passando dal miliardo del 1974 ai 4Omiliardi del 1984. Sul come lo
vedremo tra poco. Ma anche di uno dei nuovi consiglieri, l’avvocato romano
Mario Ungaro, c’è da dire qualcosa. Questi si è detto che era amico di Sindona
e Andreotti. In effetti doveva essere davvero molto amico, fidato, per quei
due, se proprio Ungaro fu il latore di una lettera scritta da Sindona e diretta
ad Andreotti. Questo il testo della lettera ripreso dalle “Relazioni” della
Commissione parlamentare d’ inchiesta sul caso Sindona. Scrive Sindona: “Lei
dovrebbe fare qualcosa almeno in Italia, e precisamente: sollecitare la Banca
d”Italia per la sostituzione di Ambrosoli; ridimensionare il comportamento del
giudice istruttore e del pubblico ministero che dopo tre anni non sono riusciti
a prendere alcun provvedimento conclusivo, eccezion fatta per il mandato di
cattura; trovare una soluzione per la Banca Privata Italiana, sollecitando gli
interessati, tale da far cadere il presupposto dei reati fallimentari”. Niente
male, vero? Ma
il bello arriva adesso.
Nella notte del 14 febbraio 1983 scatta quella che è stata definita l’0perazione San
Valentino”, la più
imponente operazione degli ultimi anni contro la mafia e la camorra. Un blitz
sviluppato contemporaneamente a Milano, Roma, Palermo e in altre città. 130 tra
ordini e mandati di cattura emessi, 200 perquisizioni, decine di denunciati,
sequestrati beni immobili, società, azioni, bloccati assegni e conti correnti
per diverse centinaia di miliardi. Solo a Milano i provvedimenti restrittivi emessi
sono 52, dei quali 30 eseguiti, 70 i provvedimenti di sequestro, 164 le persone
denunciate. I’accusa contestata è quella dell'art. 416 bis del Codice penale:
“Appartenenza ad associazione a Delinquere finalizzata alla consumazione
di una serie interminabile di delitti contro
la persona, quali omicidi e sequestri, contro il patrimonio, quali estorsioni e
ricettazioni, contro l'amministrazione della giustizia, quali favoreggiamento,
contro la pubblica amministrazione, quali corruzione, di delitti di detenzione
e porto d'armi, di delitti legati alla gestione di attività economiche e alla realizzazione
di profitti e vantaggi ingiusti”. Tra le
persone catturate figurano Luigi Monti, Antonio Virgilio, Romano Conte, Carmelo
Gaeta, Antonio Enea, Giovanni Ingrassia, Claudio Giliberti, Giuseppe Bono e
altri. Ordine di cattura anche per Gaetano Fidanzati, Alfredo Bono (fratello di
Giuseppe), Vittorio
Mangano (chi si rivede!), Ugo
Martello detto “Tonino”, tutti
noti mafiosi da tempo in carcere.
E la Banca Rasini, direte? La Banca
Rasini non è altro che uno degli istituti
di credito sotto inchiesta a Milano, in
Italia e all'estero, segnatamente la Svizzera. Buona parte dei mafiosi
arrestati sopra nominati erano correntisti della banca, direttamente o per
tramite. Solo un paio di esempi. “Sul conto corrente n° 6861 acceso da Antonio
Virgilio presso la Rasini transitano, tra il 28 febbraio 1980 e il 31 maggio
1982, operazioni per circa 50 miliardi di lire. Inoltre la Rasini, nel periodo
tra febbraio “81 e novembre '82, sconta a Virgilio 135 effetti per oltre un
miliardo. Parte degli effetti, 360 milioni, proveniva da una gioielleria di
piazza di Spagna a Roma (secondo la requisitoria del Pm nel troncone romano nel
procedimento contro la “mafia dei colletti bianchi”)
Nessun commento:
Posta un commento