Con questo numero, AGRIREGIONIEUROPA compie sette anni ed entra
nell’ottavo. Al tempo stesso il numero esce in concomitanza con la conferenza
organizzata dalla Commissione europea sul tema Enhancing Innovation and the
Delivery of Research in European Agriculture (Rafforzare l’innovazione e l’adozione
dei risultati della ricerca nell’agricoltura europea), tenutasi a Bruxelles il
7 marzo. In concomitanza con questi eventi la rubrica “Il Tema” (curata da
Roberto Esposti e Valentina C. Materia) è dedicata al trasferimento della
conoscenza: cioè al complesso sistema di interazioni che, da un lato, deve
favorire la concreta adozione dei risultati delle ricerche e, dall’altro, deve
desumere dagli operatori economici (le imprese in primis) le priorità di
ricerca e innovazione.
Il senso che accomuna le due circostanze è ben rappresentato da un passo del discorso del Commissario Ciolos alla conferenza: l’innovazione in agricoltura “è stata lasciata per troppo tempo nell'oscurità relativa di laboratori scientifici e pubblicazioni accademiche”. A questa affermazione ha fatto eco nelle sue conclusioni Anne Glover, la nuova Chief Scientific Advisor europea: “una cosa è chiara, business as usual non è un'opzione [bisogna] accelerare la velocità del cambiamento per ridurre il divario tra gli scienziati e gli agricoltori e per tradurre i risultati della ricerca in soluzioni praticabili sul terreno”.
La
sfida è grande, ma è l’unica soluzione per l’agricoltura, specie per quella
italiana “condannata” com’è alla qualità. Le nuove tecnologie informatiche
offrono una fondamentale opportunità per uscire tutti dall’isolamento e per
“fare sistema”. L’opportunità di realizzare nei fatti delle “comunità di
pratiche” che colleghino la ricerca ai suoi utilizzatori non è un’utopia. Il
mezzo milione di contatti di AGRIREGIONIEUROPA lo
dimostra. Occorre che quest’approccio diventi a due vie: top-down e bottom-up e che si estenda anche ad altri campi
scientifici.
È
una sfida per vincere la quale occorrerebbe anche il sostegno della politica.
Una politica per le imprese, e per i sistemi agricoli e territoriali nei quali
operano, che le orienti alla competitività e alla produzione di beni pubblici.
Purtroppo la politica spende la parte più consistente dei suoi fondi per
sostegni individuali. Non riesce a “fare sistema” come sarebbe necessario, non
favorisce l’aggregazione, non premia i comportamenti di chi rischia.
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