società Punta Volpe si fonde per incorporazione e
singolarmente con ognuno delle undici spa. Il senso della operazione è di
suddividere i terreni in frazioni più commerciabilì, che divengono così più
snelle proprietà di singole società, il tutto in esenzione di oneri fiscali.
Per questo era stata scelta Trieste, che ai tempi godeva di un regime fiscale
privilegiato. Ogni altro onere viene fatto ricadere sulla società Punta Volpe
che, svuotata, li esclude e, anzi, viene cancellata dal registro delle società.
Di tutta l'operazione Carboni si assicura l'80%, mentre a
Ravello va tacitamente il 20% dei terreni e dei fabbricati delle undici spa.
L”80% di Carboni ammonta a l miliardo e 800 milioni, pagamento dilazionato
all'8% di interesse annuo. Carboni versa una prima rata di 250 milioni, poi fa
fronte alle altre scadenze cedendo a Ravello quote di sue società. Al 31 agosto
1974, secondo un promemoria contabile sequestrato dalla Guardia di Finanza,
Carboni è in debito di circa 354 milioni, e ciò porta ad una nuova ripartizione
delle rispettive quote. I due convengono, sulla parola, che fino all’estinzione
del debito, e a garanzia dello stesso Ravello, i due diventano soci al 50%
delle società nelle quali è stato disperso il patrimonio della ex società Punta
Volpe. Tutta questa operazione, detta
delle “I2 sorelle”, è stata definita “un patto a delinquere” nella sentenza 8
febbraio 1986 del Tribunale di Roma
contro la malavita romana.
Di quella operazione ci interessa la destinazione finale
delle singole società e le relative proprietà immobiliari. Tre di esse
transitano per la Generale commerciale di Comincioli e finiscono nella
Fiminvest di Berlusconi: le spa Poderada, Su Ratale e Su Pìnnone. In altre due,
Prato Verde e Immobiliare Sea, Comincioli è presente direttamente, come è
presente in altre due, Monte Majore e Punta Lada, attraverso la fiduciaria Sofini
controllata al 50%. In tre società subentrano interessi mafiosi: Iscia
Segada e Meditenanea vanno ai siciliani
Luigi Falcetta e Lorenzo Di Gesù per conto di Pippo Calò, conosciuto come il
cassiere della mafia, mentre Sa Tazza passa a Domenico Calducci. Questi, nella
sentenza sopra ricordata dell°8 febbraio 1986, “costituì la cooperativa Delta la
quale, con il gioco della cessione successiva delle quote, sembra veramente
avere avuto la funzione di stanza dì compensazione delle azioni reciproche dei maggiori usurai romani. La Delta figurerà tra i
clienti “in sofferenza” del Banco Ambrosiano (esposizione di 28 milioni, di cui
14 rubricati come “perdita certa”).
Nel 1975 la situazione economica di Carboni, secondo il suo
segretario Emilio Pellicani, si fa disperata, creando preoccupazione nei suoi
partner. Un incontro verso la fine di settembre all’hotel Gritti di Venezia con Ravello, Locatelli e
Calducci, che avevano tentato un piano di salvataggio, fallisce. Carboni è
costretto a cercare altri finanziatori, e trovando in Comincioli grande
disponibilità, associa il prestanome di Berlusconi ai suoi affari. Nel 1977
Ravello, coinvolto nello scandalo Italcasse- Caltagirone in quanto membro del
cda della società Flaminia nuova, decide di ritirarsi definitivamente in
Svizzera, liberandosi della propria parte del patrimonio sardo, quello delle I2
sorelle: Pacquirente è Comincioli, cioe Silvio Berlusconi.
Durante la gestione Comincioli della Prato Verde, nel
periodo febbraio-marzo 1978, Carboni
entra in affari con esponenti di Cosa Nostra. Tramite i malavitosi Calducci e
Diotallevi, Carboni concorda Con un gruppo di mafiosi l’esecuzione di lavori
di risanamento nel centro storicodi Siracusa,e ottiene un anticipo di 450
milioni. L”affare non va in porto per l’opposizione della Regione Sicilia. A
quel punto i committenti siciliani, Luigi Falcetta, Lorenzo Di Gesù, Gaetano
Sansone, Antonio Rotolo e un certo Mario, che altri non era che Pippo Calò,
pretendono la restituzione di 450 milioni anticipati e 250 di interessi. Carboni salda il debito
attraverso cambiali per 700 milioni emesse dalla società Elbis di Milano a
favore di Romano Comincioli, e da questi girate. Nella Elbis srl, società
costituita il 12 dicembre 1969 dal messinese Antonino Franciò e da alcuni
prestanome di Berlusconi, Carboni è
entrato da poco portando 138 milioni. Tra
Paprile e il maggio 1978 i rapporti tra
il prestanone di Berlusconi, Comincioli, e il Carboni si guastano finendo
nientemeno che in Tribunale a Roma. Carboni promuove ben sei cause civili
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