Rinascita Terracina: Ci risiamo: sperpero di denaro pubblico.

Rinascita Terracina: Ci risiamo: sperpero di denaro pubblico.: 8 milioni di euro sequestrati al senatore del PDL  RICCARDO CONTI, indagato con il coordinatore  del PDL DENIS VERDINI per la compravendita...

Ci risiamo: sperpero di denaro pubblico.

8 milioni di euro sequestrati al senatore del PDL  RICCARDO CONTI, indagato con il coordinatore del PDL DENIS VERDINI per la compravendita di un immobile che in POCHE ORE fruttò al senatore CONTI 18 milioni di euro. Conti è indagato anche per truffa aggravata in concorso con Angelo Arcicasa , all'epoca presidente dell' ENPADP al quale l'immobile fu venduto a 44,5 milioni di euro. Denis Verdini, che avrebbe ricevuto da CONTI un milione di euro, è indagato per finanziamento illecito. 

Qui, 31/10/ 2013  

30esima parte della storia di Berlusconi, con Previti e company.


come Francesco Pacini Battaglia, quello della Karfineo di Ginevra, da cui transitavano le mazzette pagate a Psi e Dc dall’Eni. Ma una storia dove forse c'é anche qualcosa di diverso perché, quando il Rossi viene arrestato, nella valigetta il magistrato Antonio Di Pietro trova delle carte che non si aspettava. Spunta infatti  uno Strano fascicolo di appunti “riguardanti il Sismi (il servizio segreto militare) e l’organizzazione centrale della Difesa”. Questo la giustificazione di Giancarlo Rossi: “Al riguardo dichiaro che io ho ottimi rapporti con l’attuale ministro della Difesa Previti. Mi sono documentato sull'organigramma  della Difesa per parlarne con Cesare Previti, per scambiare con lui opinioni e dare le mie valutazioni”. Certo che come spiegazione è piuttosto singolare. Come se fosse normale che un tizio vada in giro con documenti sul Sismi e sulla Difesa. Infatti, ecco quello che si dice.
“L'arresto dell’agente di cambio romano Giancarlo Rossi...sta creando più di un imbarazzo al governo Berlusconi. E” stato lo stesso operatore di Borsa a rivelare i suoi rapporti con Cesare Previti, ministro della Difesa...al sostituto procuratore Antonio Dì Pietro. Previti ha replicato dicendo di avere visto Rossi  occasionalmente e di non aver mai fatto affari con lui. La realtà è un po' più complicata. Stefano Previti, figlio del ministro, avvocato come il padre, ha lavorato per il recupero crediti della Fincom, controllata fino al 1989 dalla famiglia Lefebvre d’Ovidio, e dallo stesso Rossi attraverso una quota minoritaria intestata alla sorella Stefania. C’è di più. In occasione delle ultime elezioni politiche Rossi ha svolto, durante la campagna elettorale. attività a favore di due candidati. Uno è il suo ex socio e agente di cambio Fabrizio Sacerdoti, già segretario della Dc romana quando Vittorio Sbardella ne era il leader incontrastato. Sacerdoti è stato eletto deputato nella lista “Forza Italia”. L’aItro candidato di Rossi era proprio Previti. Lo studio legale dell ”attuale ministro della Difesa era uno dei recapiti ufficiali di Rossi a Roma...Le relazioni Rossi/Previti, per quanto inquadrate in un rapporto fra professionisti, non sembrano proprio occasionali. E” stato Rossi, per esempio, a presentare Previti a Fabrizio Cerina, titolare del gruppo bancario/finanziario in liquidazione Attel. E alla luce di alcune circostanze, non sono casuali i rapporti fra società di Rossi e società appartenenti al gruppo Fininvest. Nel dicembre 1993 la Cofiniab di Rossi ha comprato per 3,3 miliardi di lire un immobile mila Edilnord di Paolo Berlusconi” (“ vittima” ,da sempre, del fratello più blasonato).
Nel settembre l994 la cupola berlusconiana decide di dotare il partito-azienda “Forza Italia” di un segretario politico. Candidato naturale sarebbe il suo creatore, Marcello Dell'Utri. Ma costui è un pochino bruciato per via di inchieste in cui e coinvolto e per via di certe frequentazioni mafiose. Allora il segretario non può essere che l”altra entità della Fininvest, l’avvocato e ministro Cesare Previti. Eletto con due soli voti: quello di Berlusconi e quello di Dell’Utri. Previti era il terzo uomo. Democrazia avanzata. .

Dopo che il 21 novembre '94 viene coinvolto nelle indagini sulle tangenti alla Guardia di Finanza,il 22 dicembre successivo Berlusconi e il suo governo è costretto a dimettersi per via di una mozione di sfiducia della Lega Nord, che non condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto  di interessi. Bisogna dire che all’epoca i leghisti avevano ancora un’etica. Nei quasi nove mesi di govemo, un parto in piena regola, Berlusconi con i suoi Sodalí non lascia certamente tracce memorabili. Aveva appena cominciato a farsi gli affari propri. Infatti il suo ministro del Tesoro, il commercialista Tremonti, aveva fatto passare una legge che prevedeva la detassazione degli utili reinvestíti, e Ia Fininvest aveva subito approfittato chiedendo al govemo se l’acquisto di film potesse essere considerato investimento detassabile, in modo da poter risparmiare circa 250 miliardi. Cosa pensate che abbia risposto il governo Berlusconi alla Fininvest di Berlusconi? Pensate, la Fininvest aveva nel 1993 debiti ammontanti alla “piccolissima” cifra di  4.500.000.000.000 di lire. Qualcuno doveva pur dargli una manina, no?                                                                                                                                                                       Ma nel suo periodo è riuscito a ribaltare la politica estera dell’Italia nei Balcani. Quanto prima era pericolosamente sbilanciata verso Zagabria, con lui si sbilancia altrettanto pericolosamente verso

29esima parte di Berlusconi

Non c°è proprio da stupirsi, pare che in Fininvest esista una regola molto ferrea: “Pur di salvare Silvio Berlusconi, tutti i gregari sono tenuti al sacrificio di sé; e dunque, se proprio non possono negare la mazzetta, devono caricare su di sé per intero il  peso delle responsabilità del misfatto...0gni volta che salta fuori una tangente Fininvest, Silvio Berlusconi si affretta a precisare che non ne sapeva niente. . .Emblema di questa strana vocazione aziendale al martirio in nome del capo, nonché figura sommamente patetica dell'universo berlusconiano, è il giovane Paolo che viene mandato allo sbaraglio. Nonostante che le società coinvolte nei giri di mazzette fossero tutte, all’epoca dei fatti, di proprietà di Silvio”.
Nella formazione del suo governo, intanto, a Silvio Berlusconi  viene il ghìrìbizzo di nominare a ministro dell' Interno nientemeno che l’avvocato, il suo, Cesare Previti. La cosa, come in subordine la nomina a ministro di Grazie e Giustizia, provoca il veto dal Presidente della Repubblica Scalfaro. ll neo senatore Previti dovrà “accontentarsi” della poltrona di ministro della Difesa, dalla quale può comunque controllare il Servizio segreto militare, l'Arma dei Carabinieri  e le pingui commesse di armamenti. Arrivato ormai sotto le luci dei riflettori, Previti trova il modo di  dichiarare “Si ero protutore della marchesa Casati. Lei aveva deciso di vendere la villa di Arcore a delle persone che a me non piacevano. Così ho detto a Silvio di non lasciarsi scappare questa casa, che era molto bella e stava meglio in mano sua che in mano altrui”.
Nel mentre una anziana signora romana, Giovanna Ralli, denuncia di essere vittima di una disinvolta operazione che ha per protagonista Clelia Previti, sorella di Cesare e figlia di Umberto, attraverso una strana società prevìtìana, e per oggetto un immobile della Ralli situato sulle scogliere dell’Argentario, a Punta Maddalena, una splendida torre spagnola, per il cui acquisto Clelia Previti ha rilasciato alla Ralli 700) milioni di cambiali parte delle quali finite in protesto. La Ralli si rivolge al neoministro Previti, e all‘avvocato Romano Vaccarella, per suo conto, le risponde. “Le debbo, purtroppo, comunicare che pur immedesimandosi nel Suo problema, l’avv. Previti non è in grado di compiere alcun  intervento sulla sorella Clelia...Pur manìfestandoLe mio tramite la Sua comprensione, nulla può egli fare di concreto neanche per approfondire i termini della questione da Lei sottopostagli”. Per limitarci solo a un “piccolo” fatto, il tempo Previti lo aveva trovato con la marchesina Casati Stampa.Ma lì c’era da guadagnare!
Ma le cronache giornalistiche registrano pure il coinvolgimento di Giuseppe Previti, altro fratello di Cesare e figlio di Umberto, nello scandalo massonico affaristico della Cassa Di Risparmio di Firenze. “0itre l00 miliardi di  fidi non iscrrtti` a bilancio e ormai inesigibili, affidamenti  erogati senza garanzie a imprenditori di dubbia solidità. Comune denominatore del comitato d`affari che dettava legge nella Carifi è l’appartenenza  alla Massoneria. Coinvolto nella vicenda anche Giuseppe Previti, fratello maggiore di Cesare, ministro della Difesa”. Giuseppe Previti risulta indagato dalla Procura della Repubblica di Firenze per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla appropriazione indebita. Però, che famiglia!

Il 21 giugno 1994 la magistratura milanese dispone l’arresto del faccendiere romano Giancarlo Rossi. Rossi è l’intestatario occulto del conto corrente cifrato FF 2927, presso la Trade Development Bank di Ginevra, sul quale sono transitati 2 milioni e 200 mila dollari della maxi tangente Enimont destinati alla Dc. Ma i magistrati hanno scoperto anche altro sull’oscuro faccendiere: “Sei banche sparse fra New York e Lugano. Due società offshore domiciliato a Panama. Altrettanti conti cifrati su cui è passato un migliaio di miliardi. E tre magistrature che indagano: quella di Ginevra per riciclaggio, quella di Roma per concorso in corruzione e quella di Milano per violazione della legge sul finanziamento dei partiti. La storia del signor Giancarlo Rossi, professione agente di cambio finito a San Vittore, non è proprio una bella storia. Una storia  dove compaiono vecchie conoscenze di Tangentopoli, come il finanziere Sergio Cusani e l”ex responsabile delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi, Luigi Bisignani, già affiliato alla P2. E

I FALSI DEMOCRATICI.

Alfano insieme ai suoi , difendono il loro Leder con frase che fanno riflettere:                        “La democrazia è a rischio “
“Si è superato il muro del ridicolo con la visita fiscale”
“La sinistra non pensi solo al suo orticello ma al bene dell’Italia
che ha bisogno di un governo stabile”
“Siamo in emergenza democratica, intervenga Napolitano.
“E’ scandaloso che il nostro presidente Berlusconi riceva ancora un’altra visita fiscale” “e che due parlamentari (gli Avvocati di Berlusconi) non possono riunirsi con i gruppi.”
Ci siamo limitati a riportare quanto affermato dal centro destra, ma ciò è sufficiente
per dire : Le parole e le frasi sono di peso democratico appropriato al momento che stiamo attraversando; però a mio parere è palesemente  strumentale perché  si stanno vestendo con i panni  di Persone amanti della Democrazia, delle Istituzioni Parlamentari, hanno anche scoperto che c’è il presidente Napolitano, ma soprattutto che c’è l’Italia e gli Italiani che vanno governati.

Tutto questo solo per difendere Berlusconi dai suoi guai giudiziari, dimenticando che il proprio leder un giorno si e l’altro pure dice che “la magistratura è il cancro della nostra democrazia,

che ogni persona che non è d’accordo con Lui è, o un “comunista o un magistrato.” 
La pretesa assurda è che Berlusconi non deve rispondere dei suoi eventuali reati perché
ha ricevuto tanti voti dal popolo sovrano, quindi Lui è al di sopra della legge.

Insomma voi non avete nessuna credibilità a fare affermazioni di rispetto della Democrazia e delle Istituzioni su richiamate, perché siete coloro che avete, vergognosamente, votato che Ruby era la nipote di Mubarak.

 Berlusconi deve rispondere del reato di cui l’accusa il “comunista”? De Gregorio?: “Ho ricevuto tre milioni di euro per votare contro il legittimo Governo Prodi.” L’amara verità è una sola, per me :
Voi usate la democrazia solo per svuotarla nella sua essenza, per renderla inefficace e inefficiente e la stessa cosa fate con la giustizia, questi sono gli insegnamenti del vostro amato leder Berlusconi, che è stato riconosciuto un bugiardo, anni prima del 1994, con la sua discesa in campo politico. Quindi : giustizia  sia fatta con il rispetto assoluto della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione.    

Un bravo, sentito e " interessato," ad Andrea Guglietti!

CONTRIBUTO ALLA " CITTA' CULTURALE "
Ho notato su FB che c'è un fermento e un interesse attorno alla " città culturale ". Bene, ottima iniziativa. Noto, però, che si stanno cercando " contenitori ", " spazi fisici ", etc; ma a che servono ? credo, umilmente, che in questa fase, servano più le idee, gli argomenti, che delineano il progetto. Tutto questo per fare che cosa ? iniziative culturali ? o, iniziative, che utilizzando pure eventi culturali auto organizzati, servano, a organizzare idee e progetti, che sviluppino possibilità di impresa giovanile, al di la delle classiche leggi del mercato ? Il sottoscritto, a tal proposito, propone di pensare e istituire, una " Casa delle idee per la Città " e per i nostri giovani creativi. Essa cos'è ? a cosa serve ? In sintesi, è una struttura, che in termini economici è un vero " Incubatore " per le idee, i progetti, e le iniziative, per la città, sviluppate in autonomia dai giovani. In essa vengono elaborati, raccolti, i migliori progetti, valutati con metodi esclusivamente meritocratici, da un adatto e articolato " sistema di valutazione ", che sceglierà e offrirà agli organi istituzionali della Città ( Comune, Banche, Scuole, Categorie economiche, etc ). L'intento è quello di realizzare un " Osservatorio " per realizzare " start up " innovative, che servano a sviluppare e dare impulso alla creazione di micro imprese giovanili. Il misurarsi con le idee, confidando nella creatività giovanile, secondo me, è un percorso positivo e inedito, per fare avanzare il merito e le capacità. Questo embrionale progetto, è una sfida culturale e politica, e richiede la collaborazione di varie istituzioni e movimenti cittadini, per definirne le cornici di riferimento, le possibilità di finanziamento ( micro credito ? garanzie del Comune nei confronti delle banche ? accesso ai fondi Regionali, Europei ? etc ). Parliamone, parlatene. Saluti.

FB 13 ag. 2013 di Andrea Guglietti.

Dov'era Alfano mentre in Italia "scorazzava" l' Ambasciatore Kazako?

Dove era Alfano? La relazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, è piena di particolari quando parla dei suoi sottoposti. Diventa evasiva sul ministro. Alla data del 28 maggio Pansa scrive: “Nella mattinata l’ambasciatore del Kazakistan a Roma, Adrian Yelemessov, tenta di contattare il ministro dell’Interno, senza esito. L’ambasciatore chiede quindi un appuntamento urgente alla Questura di Roma”. Cosa faceva Alfano in quelle ore? A metà mattinata il ministro del’Interno indossa la giacchetta di vicepremier. Tra le 11 e 23 e le 11 e 50 l’agenzia di stampa Ansa scrive: “È cominciato, a Palazzo Chigi, l’incontro con il presidente del Consiglio Enrico Letta sull’emergenza Ilva sono presenti, tra gli altri (…) anche il vice premier e ministro dell’Interno Angelino Alfano”.
Mentre il vicepresidente si occupa del problema dell’industria siderurgica , l’ambasciatore scorrazza tra Viminale e Questura. Alle 15 e 30 l’ambasciatore incontra il capo della squadra mobile Renato Cortese e gli chiede il blitz a Casal Palocco. Dove sta Alfano? Poco prima, alle 14 e 49, l’Ansa informa che Alfano ha partecipato alla riunione dei gruppi parlamentari del Pdl durante la quale si è discussa, alla presenza di Denis Verdini, la mozione Giachetti, (Pd) sulle riforme istituzionali. Alfano incontra un ambasciatore. Ma non è quello kazako. Alle 17 e 23 l’Ansa scrive: “Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha incontrato oggi al Viminale l’ambasciatore colombiano Juan Manuel Prieto. Il ministro ha firmato un accordo in materia di cooperazione di polizia”. Un fugace impegno che però non lo distrae dal compito che più lo impegna. Non il destino del blitz a Casal Palocco, ma la mozione Giachetti. La relazione Pansa descrive così il momento chiave: “Nella serata del 28 maggio il ministro dell’Interno Alfano, a seguito di ulteriori telefonate dell’ambasciatore cui non ha risposto, fa incontrare lo stesso con il suo capo di Gabinetto Procaccini, il capo della segreteria del Dipartimento di Ps Valeri, richiestone si reca dal capo di gabinetto del ministro”, che ovviamente è assente. Alle 21, quando la squadra mobile sta preparando il blitz, l’Ansa scrive: “Prosegue da oltre due ore la riunione del gruppo Pdl alla Camera che ha come oggetto la mozione sulle riforme … dopo una pausa è arrivato anche il segretario del Pdl Alfano”. L’ex ministro Claudio Scajola al Fatto ha raccontato: “Ricevevo il capo di Gabinetto ogni mattina entro le otto: leggevo la posta privata, fissavo l’agenda e lui mi aggiornava sui fatti accaduti di notte. Poi ci vedevamo prima di pranzo per capire gli appuntamenti e le pratiche più urgenti. Non lasciavo il Ministero, a tarda sera, se non avevo l’ultimo colloquio che faceva il punto conclusivo. Se non ci vedevamo di persona, era tassativo sentirci al telefono”.


Chissà come è andata con Alfano in quei giorni. Il 29 maggio Alfano tiene un vertice con il presidente dell’Anci e il ministro degli affari regionali. Ma il 30 maggio ritorna a fare il segretario del Pdl. Mentre Alma Shalabayeva è reclusa nel Cie di Ponte Galeria, il ministro vola dal Cavaliere in Sardegna. Scrive l’Ansa: “Oggi Berlusconi ha avuto un lungo faccia a faccia in Sardegna con Alfano”. Berlusconi illustra al segretario la strategia del partito. Il 31 maggio, quando l’aereo privato che riporterà Alma Shelabayeva in Kazakhistan è già sulla pista di Ciampino, Alfano nomina il nuovo capo della polizia Alessandro Pansa. Troppo tardi. Poche ore dopo la conferenza stampa di presentazione l’aereo con Alma e la figlia decolla. Il funzionario anonimo sentito dal Fatto spiega: “Non ho mai visto un ministro così preso da altri impegni. Il Viminale è una macchina complessa che ha bisogno di essere guidata”. Prima di dire no all’ipotesi dimissioni Alfano dovrebbe farsi almeno questa domanda: come sarebbe andata la vicenda di Alma e Alua se al Viminale ci fosse stato un Ministro a tempo pieno?