OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI, CON UNA SUA POESIA DEL 1961.




Oggi parliamo di Pasolini, e della poesia Alla mia nazione (da La religione del mio tempo, 1961):

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Fa parte della sezione Nuovi epigrammi (1958-1959), ed è una poesia che rischia forse, nel suo essere diventata per certi versi alla moda, di scadere a frame dell’indignazione, perdendo la dimensione letteraria. Quasi che il  citarla o il condividerla via blog o social network  esaurisca l’attività politica o culturale. Cerchiamo allora di vederne alcune peculiarità.
C’è una grande assente in questa poesia, ed è la parola «Italia», sostituita da «nazione». Pasolini sceglie dunque un tema vivo della tradizione letteraria, quello della propria patria – pensiamo per esempio a Italia mia, benché  ’l parlar sia indarno di Petrarca o All’Italia di Leopardi – ma lo fa senza il termine che più caratterizza il tema. Altra grande assente è per l’appunto la parola «patria», che esprime la propria terra come «terra dei padri». Pasolini inoltre ricorre all’epigramma, e non alla forma-canzone (come sarebbe più consono per una poesia civile), e dunque connota ancora di più la propria poesia come  «forza del passato», contrapposta al presente della «nazione». E la parola «nazione» dà al concetto di patria un senso legato al nascere, più che a un’appartenenza sviluppata e consolidata culturalmente.
Il poeta si rivolge perciò a chi è nato entro certi confini, e non tanto a chi, entro quei confini, ha maturato un senso condiviso di appartenenza («sei incosciente», verso 11). Ma solo dall’identità del poeta (dall’essere cioè Pasolini italiano) noi sappiamo che egli si sta rivolgendo all’Italia. E poiché non si riferisce a tratti universali, tale che questa poesia potrebbe valere come critica a qualunque nazione moderna, ma a tratti specifici (come ad esempio alla forte tradizione cattolica), l’assenza di parole come «Italia» e «patria» vale come un disconoscimento nel presente («sei esistita… non esisti», verso 12).
Questa sottrazione di parole tematiche e questo rifiuto verso la propria «nazione» lavorano in particolare nei primi due versi, in cui la «nazione» è espressa per ciò che non è («non… non… non… »), ricorrendo poi ad avversative da cui si dipana  il lungo elenco di figure e tratti miserabili.
Pasolini denuncia l’Italia borghese, il ceto allora dominante, e lo fa sul finire degli anni Cinquanta, ossia all’alba del boom economico, proprio quando la borghesia inizia la marcia trionfale nell’ebbrezza consumista. Possiamo dunque dire che Alla mia nazione è una poesia che non parla dell’Italia, come a una prima occhiata potrebbe far intendere: è una poesia che parla del rapporto disgustato tra il poeta e il ceto dominante dell’epoca, dominante in quanto massa (come nella forte immagine «Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci», verso 8). Dunque il poeta, nella tradizione che rappresenta, sente di non può accostare a una simile classe dominante la parola «Italia», disconoscendo la borghesia in quanto «patria». Sono figli senza padri degni di nota.
Lo stesso Pasolini, in Vie nuove, nel 1961 preciserà il concetto parlando dello scandalo prodotto da quella poesia nei fascisti:
I fascisti rimproverano per esempio a una mia poesia [Alla mia nazione] di essere offensiva alla patria, fino a sfiorare il reato di vilipendio. Salvo poi a perdonarmi – nei casi migliori – perché sono un poeta, cioè un matto. [...] Ecco cosa succede a fare discriminazione tra ideologia e poesia: leggendo quel mio epigramma solo ideologicamente i fascisti ne desumono il solo significato letterale, logico, che si configura come un insulto alla patria. Ma poi, rileggendolo esteticamente, ne desumono un significato puramente irrazionale, cioè insignificante. In realtà il momento logico e il momento poetico, in quel mio epigramma coesistono, intimamente e indissolubilmente fusi. La lettera dice, sì: la mia patria è indegna di stima e merita di sprofondare nel suo mare: ma il vero significato è che, a essere indegna di stima, a meritare di sprofondare nel mare, è la borghesia reazionaria della mia patria, cioè la mia patria intesa come sede di una classe dominante, benpensante, ipocrita e disumana.

Ecco dunque perché Alla mia nazione va letta al di là del significato solamente letterale di disprezzo, e soprattutto senza proiettare un proprio e generico sentimento di avversione verso la contemporaneità. 

CINA E LA CRISI IN SIRIA.


La Cina torna a chiedere la soluzione politica della crisi in Siria e una nuova conferenza a Ginevra.
Lo ha affermato oggi il ministero degli Esteri di Pechino, commentando che l'intervento russo nel Paese è avvenuto "su invito del governo siriano e mira a combattere il terrorismo" nell'area. La risoluzione politica é "il modo migliore" per terminare i disordini nel Paese, ha affermato la portavoce Hua Chunying. La Cina, ha poi aggiunto Hua, chiede un "egualitario, inclusivo e aperto dialogo" e una nuova conferenza sul tema sponsorizzata dall'Onu dopo quelle a Ginevra del 2012 e del 2014. Già la settimana scorsa, da New York, durante un vertice delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva definito la risoluzione politica del conflitto come "l'unica via d'uscita possibile", sottolineando che la Cina puo' avere un "ruolo costruttivo" nella gestione della crisi.


 
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Rinascita Terracina: SIRIA, RUSSIA, FRANCIA, PUTIN, OBAMA, MERKEL, ASSA...

Rinascita Terracina: SIRIA, RUSSIA, FRANCIA, PUTIN, OBAMA, MERKEL, ASSA...: Siria, Chiesa: “Putin combatte l'Isis. Obama pensa ad Assad e alla Merkel col Dieselgate" 01 ottobre 2015,  “L’America sta ...

SIRIA, RUSSIA, FRANCIA, PUTIN, OBAMA, MERKEL, ASSAD : TERZA GUERRA MONDIALE?

Siria, Chiesa: “Putin combatte l'Isis. Obama pensa ad Assad e alla Merkel col Dieselgate"
01 ottobre 2015, 

“L’America sta perdendo il controllo del potere mondiale e la Russia lo sta dimostrando. Putin in Siria sta facendo ciò che in 4 anni non è riuscito alla coalizione occidentale e sta portando avanti una straordinaria operazione politica. In Germania l’hanno capito”. La premessa serve per inquadrare i fatti e leggerli in controluce: nella conversazione con Intelligonews Giuletto Chiesa,giornalista e scrittore, spiega il perché dei raid russi in Siria e gli errori di Washington. Con un suggerimento a Renzi.

Raid aerei russi in Siria. Come giudica l’iniziativa di Putin e cosa ci si deve aspettare?

«La situazione mi pare chiarissima e lo è altrettanto il campo da gioco: lo scacchiere è completamente cambiato nel momento in cui la Russia ha deciso di entrare in campo e ha rotto tutta la rete di menzogne costruite in questi anni. I dati della cosiddetta coalizione occidentale parlano chiaro e dicono che è da quattro anni che bombardano il regime di Assad e la Siria, cioè uno Stato sovrano, senza riuscire a far cadere Assad. La Russia cambia scenario quando decide di colpire tutti i nemici di Assad, ovvero i cosiddetti ribelli e i miliziani del Daesh senza alcuna distinzione. Vorrei sottolineare un dettaglio molto importante che non viene considerato: la Russia in questo momento, dal punto di vista della legalità internazionale, è l’unica ad avere la legittimità di sorvolare i cieli della Siria perché in accordo con il governo siriano. Tutti gli altri - Francia, Gran Bretagna, Turchia e Stati Uniti d’America - non hanno alcun diritto di fare ciò che hanno fatto. Tutto questo è stato capovolto dalla decisione di Putin». 

A questo punto Obama in quale situazione si trova? Oggi Kerry ha attaccato Putin, c’è un rimpallo di accuse.

«Direi che la situazione è comica… Ho letto stamani il New York Times, ascoltato le dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca e quelle di Kerry. Qui siamo di fronte al fatto che il più importante Paese del mondo sta balbettando cose incongruenti – e la stampa italiana gli va dietro -  perché non c’è un filo di ragionamento che sta in piedi. La Russia bombarda i terroristi senza distinguere tra Isis e ribelli; noi sappiamo che l’Occidente ha armato gli uni e gli altri; sappiamo che l’obiettivo degli Stati Uniti non è quello di abbattere il terrorismo ma quello di abbattere Assad. E c’è la prova».

Quale?

«Tre anni e mezzo fa, ovvero quando veniva avviata la guerra in Libia, il presidente degli Stati Uniti attualmente in carica emise un decreto presidenziale che negli Usa ha valore di decisione ufficiale dello Stato americano, in cui si dichiarò che il governo siriano era nemico della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nientepopodimenoche… Quindi, la dichiarazione di guerra alla Siria Obama l’ha fatta prima che esplodesse la guerra civile e l’ha voluta il presidente americano col suo decreto presidenziale anche se non si è mai saputo in base a cosa e perché. Il dato oggettivo è che tre anni e mezzo la fa la Siria è stata considerata un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e – ripeto – nessuno ha mai spiegato come, dove e quando. A questo punto gli Usa possono solo raccontare la favole del lupo di fronte all’iniziativa russa». 

Al di là del’Isis, qual è l’operazione politica di Putin. Massimo Cacciari a Intelligonews sostiene che la Russia si sta riprendendo il ruolo imperiale che culturalmente e storicamente aveva. Condivide?

«Sono molto poco propenso a questo tipo di interpretazioni che ignorano i fatti. I tempi sovietici sono finiti da 24 anni; riproporre il discorso del ruolo imperiale della Russia la considero una sciocchezza. Quando qualcuno mi dirà che gli Usa hanno un ruolo imperiale, allora sarò disposto a ragionare sull’imperialismo. La verità è che gli americani stanno facendo un’operazione di destabilizzazione in Medio Oriente che sta producendo una serie di effetti molto gravi sugli equilibri internazionali e i primi a saperlo dovremmo essere noi europei, non so se qualcuno se n’è accorto. Putin sta facendo certamente un’operazione politica su due direttrici. La prima: da un lato presentarsi all’Europa come il difensore dell’Europa contro la grande ondata migratoria. Questa è una grande operazione politica che considero saggia. Putin fa politica e sta ottenendo risultati perché la Germania sta in sintonia con questa visione. La seconda: certamente una estensione del contagio islamista fanatico preoccupa anche la Russia che in casa sua ha 25 milioni di musulmani e non vuole essere troppo contagiata. Colpire il fondamentalismo sunnita è diventata una priorità anche per la Russia e del resto Putin ha detto chiaramente che si tratta anche di una misura difensiva. Non è che c’è qualcosa dietro; è tutto un unico problema. L’America si è mossa in modo scomposto, assolutamente distruttivo e la Russia interviene per fermarla. E ci sta riuscendo perché se la Russia comincia a bombardare i ribelli siriani e il Daesh l’avanzata dell’Isis verrà fermata». 

C’è chi sostiene che siamo alle porte della terza guerra mondiale. Scenario apocalittico o verosimile?

«Gli scenari apocalittici sono talmente evidenti che perfino il Papa è già la terza volta che ne parla e meno male che chi guarda le cose per il verso giusto. Io lo dico da tempo e sono contento di non essere più da solo. Il pericolo c’è, così come quello della ripresa della guerra in Ucraina, ma gli Usa dovrebbero stare attenti perché in Europa, la Germania non è disposta ad andare nella stessa direzione; quindi uno dei problemi di Washington è tenere insieme il rapporto tra Usa ed Europa. L’ho detto ieri alla Gabbia e lo ripeto oggi a Intelligonews: sono convinto che lo scandalo Volkswagen sia un modo per mandare un avvertimento americano ai tedeschi affinchè rientrino nelle righe. Pensano che la Merkel sia uscita un po’ fuori; vediamo se ci riusciranno». 

In tutto questo l’Italia che ruolo gioca? Se dovesse dare un consiglio a Renzi cosa gli suggerirebbe?


«Se potessi dare un suggerimento al signor Renzi gli direi che la cosa più saggia da fare è affiancarsi alla Germania perché il nostro interesse europeo è non rompere con la Russia ma riprendere il rapporto di partenariato, perché si tratta di un fornitore di energia importante e perché rappresenta il nostro gigantesco mercato vicino di casa. La Germania ha chiarissime queste cose. La realtà è che l’America vive dell’illusione di un potere che non ha più e la Russia sta dimostrando che è così. Ed un altro Paese che lo sta dimostrando è la Cina, mentre gli Usa stanno perdendo il controllo del potere mondiale».

MINISTRO MOGHERINI : RICORDA? ERA IL 23 MARZO 2014.



23 marzo 2014, 21:05
Mogherini: non si può isolare la Russia, sanzioni danno per l'Europa

Foto: EPA
L'Europa deve affrontare con particolare riguardo le sanzioni contro la Russia, in quanto i loro effetti possono avere un impatto negativo sulla UE, ha affermato il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini in un'intervista al Corriere della Sera.

"La realtà è che siamo tutti collegati. Se continuiamo a seguire la strada della rottura, finiremo in un mondo che non può essere gestito," - ha detto.
Secondo il capo della diplomazia italiana, le relazioni economiche tra Italia e Russia sono molto forti. La Mogherini ha anche sottolineato che resta in piedi la possibilità di una soluzione politica e diplomatica. 

Rinascita Terracina: PIETRO INGRAO : UNA GRANDISSIMA PERSONALITA' DOTAT...

Rinascita Terracina: PIETRO INGRAO : UNA GRANDISSIMA PERSONALITA' DOTAT...: I 100 anni di PIETRO INGRAO                                          NOI DELLA FGCI “Pietro, c’è un ragazzo che vuole parlare con te...

PIETRO INGRAO : UNA GRANDISSIMA PERSONALITA' DOTATA DI UMILTA' SENSIBILITA' E LUNGIMIRANZA UNICHE SIA NEL COMPORTAMENTO CHE NEL PENSIERO. TI VOGLIAMO BENE.


I 100 anni di PIETRO INGRAO
                                         NOI DELLA FGCI
“Pietro, c’è un ragazzo che vuole parlare con te”, gli urlò Laura dall’uscio della sua abitazione di Lenola.“Fallo entrare”, gli rispose Ingrao da una delle stanze dove era intento a studiare.
Così – emozionato e timoroso (Pietro Ingrao era il Presidente della Camera dei Deputati…) – entrai e rimasi a discutere e chiacchierare con lui per oltre due ore.
Era l’estate del 1977 (o forse del 1978) e volle sapere e conoscere tutto di me: degli studi che compivo a Napoli, dei miei interessi culturali, della mia famiglia ( figurarsi, io che da giovane di Azione Cattolica e del Movimento Giovanile della DC provenivo da una famiglia di destra dove mio nonno paterno era stato inumato con la camicia nera e mio papà si inorgogliva a fare il saluto romano ascoltando i “discorsi di Mussolini”….).
Ed io gli facevo domande – ricevendo risposte – come se fossi un giornalista o una persona a lui conosciuta da tempo. In verità Pietro ed io ci eravamo già conosciuti a Napoli qualche mese prima quando al termine di un comizio, nella grande Piazza Trieste e Trento gremita all’inverosimile, l’avevo atteso sotto al palco e gli avevo semplicemente detto: “Onorevole Ingrao sono di Lenola, volevo salutarLa”.
Immediatamente lui si fermò e fece cenno alla scorta ed al servizio d’ordine di proteggerci. C’erano migliaia di persone che volevano salutarlo, che urlavano “Pietro, Pietro, Pietro” per stringergli la mano o per chiedergli un autografo.

Ma lui stette oltre un quarto d’ora a parlare con me, incuriosito su chi fossi, e poi mi disse, con i suoi modi gentili ed affabili: “Quando vengo a Lenola fai un salto a casa mia a trovarmi e parliamo con più calma”.

Così, nell’estate successiva mi presentai e fui ricevuto da lui.
Così è nata questa bellissima amicizia che dura da oltre trentanni e che si è via via rafforzata e sviluppata anche a causa delle vicende politiche che mi hanno “obbligato” – da dirigente provinciale e regionale del PCI e della FGCI – a confrontarmi costantemente e periodicamente con lui.
Poi, nel maggio del 1985 accadde
un episodio che rafforzò ancora di più la nostra amicizia. Al tempo ero già Segretario Provinciale della FGCI e dirigente della Federazione del PCI di Latina.
A Lenola il partito decise di dare vita ad una aggregazione di Centro Sinistra, “Il Campanile” con la parte morotea della DC ed altre componenti della sinistra.
In una bacheca della FGCI avevamo attaccato il Sindaco uscente, Pietro Boccia, il quale in una assemblea pubblica si era meravigliato che il PCI non avesse usato la bacchetta “come si faceva ai tempi nostri”. Boccia era una degnissima persona, però si fece condizionare dal clima accesissimo di confronto e si lasciò andare ad una reazione davvero sopra le righe.
Ingrao quando venne a Lenola per svolgere il comizio di cui abbiamo le foto in un incontro riservato si fece raccontare da me l’accaduto nel dettaglio e il giorno seguente su questo episodio costruì uno dei suoi comizi più belli.

Mentre dal palchetto Ingrao parlava difendendo il diritto dei giovani all’impegno e protestava per la assurda reazione del Sindaco uscente, io piangevo come un bambino perché egli parlava di me e mai avrei immaginato che egli avrebbe fatto diventare l’incidente che mi era capitato (e che io consideravo una baruffa elettorale) un fatto di valore generale..

I nostri incontri e nelle nostre lunghe chiacchierate – a Lenola come a Roma, a casa sua come a casa mia – si infittivano sempre di più e posso dire che non c’era mai alcuna formalità: tutto si svolgeva e si svolge tuttora con molta naturalezza, semplicità e molta cordialità. Anche nelle corrispondenze e nelle lettere che ci siamo scambiate nel corso degli anni dove mi domandava di conoscere in profondità ogni
vicenda della vita politica locale e provinciale.
E poi arrivavano, puntuali, le richieste di approfondimento e di analisi sempre più circostanziate e precise con dati economici, sui fenomeni sociali e culturali di cui trattavamo.
In fondo, sono io ad essere onorato e gratificato della sua amicizia e dal fatto che ho potuto ricevere da Ingrao tanti consigli e testimonianze di fatti della storia d’Italia o di fenomeni culturali che lui ha vissuto direttamente o ai quali ha contribuito in maniera significativa.

Se dovessi dire quali siano i dati caratteriali chi mi colpiscono di più in Ingrao direi senzaltro la sua sensibilità e la sua umiltà. Non dimenticherò mai quando (agli inizi degli anni ’90), nei giorni in cui a Lenola mancava l’acqua potabile, ci rimproverava che non facevamo abbastanza per risolvere questo problema che angustiava la popolazione.

“Io posso permettermi di comperare l’acqua minerale – ci urlava nel telefono – ma quante persone ed anziani non hanno i soldi per acquistarla e vivono nel disagio di non potersi neanche lavare?”.
E - mettendosi a capo di un movimento di popolo che nacque in poche settimane - incominciò a protestare con il Prefetto, con il Governo, con il Consorzio Riuniti degli Aurunci e con tutti coloro che dovevano e potevano decidere e risolvere questo annoso problema che affliggeva Lenola ed i paesi vicini. Così è fatto Pietro Ingrao.

E noi ancora oggi lo amiamo e lo stimiamo immensamente per quanto ha fatto, per il suo coraggio, e per averci insegnato a non girarci mai dall’altra parte quando c’è qualcuno che soffre e che ha bisogno del nostro aiuto.  Grazie ancora, Pietro. 
Auguri per i tuoi splendidi 100 anni e – mi raccomando – stupiscici ancora con la tua lucida lungimiranza e modernità.

Marrigo Rosato 2/3/15  E’ con piacere e soddisfazione che “ ospito ”                                                 sul blog di Rinascita Terracina (e su facebook) questo bellissimo racconto di storia vissuta del compagno Marrigo con il grande ed inimitabile Compagno PIETRO INGRAO. Mi piace anche ricordare una riunione di “Zona”a cui partecipai nella sezione di Lenola, credo nel 76, comunque pochi giorni prima di essere eletto Presidente della Camera. Iniziò il suo intervento, dopo un breve introduzione di un compagno, con il problema della coltivazione e collocazione delle ulive e del olio di Lenola e terminò il suo RAGIONAMENTO con la necessità di avere e lottare per un mondo più equo e solidale con i bisogni reali e concreti delle Persone.

PIETRO INGRAO : UNA GRANDISSIMA PERSONALITA' DOTATA DI UMILTA' SENSIBILITA' E LUNGIMIRANZA UNICHE SIA NEL COMPORTAMENTO CHE NEL PENSIERO. TI VOGLIAMO BENE.                                                                                 Antonio Alla 9/3/2015