Amministratore Antonio Alla
Continuiamo con la storia di Berlusconi
(33esima parte della storia di Berlusconi)
Abbiategrasso, la
Comit e la solita Tra l'88 e il '95 i
libretti, materialmente in possesso di Giuseppina Scabini (che amministra il
patrimonio personale di Berlusconi), registrano movimentazioni per 130 miliardi in entrata el26 in uscita Poi
entrano in vigore le norme anti-riciclaggio, e il “nero” verrà trasferito in
Svizzera (come sempre). Comunque sapete a cosa servivano i 105 libretti
miliardari al portatore? Alle spese spicciole di Silvio Berlusconi, quali pane,
frutta, ortaggi.. _! Almeno cosi ha
detto lui stesso.
Purtroppo gli archivi
sono ampiamente incompleti, con la conseguenza che la Dia e il consulente Giuffrida dovranno arrendersi di fronte alla anomalia di
vari finanziamenti, non riuscendo a ricostruire la provenienza di
almeno ll3 miliardi di lire negli anni 70., una quarantina dei quali addirittura in contanti. Colpa,
diranno i pm al processo Dell’Utri, della condotta poco collaborativa della Bpl. Ma non solo di questa banca, ma anche dell’altra banca con
cui la prima Fininvest condusse
gran parte delle sue operazioni: la Bnl, tramite le fiduciario Safe Servizio
Italia e la sua banca d'affari a medio termine, la Efibanca, quella che abbiamo
già visto. La teste “Alfa”, Stefania Ariosto, racconta che Cesare Previti le
parlò di “fondi illimitati” a
disposizione di Berlusconi presso Efibanca per corrompere i giudici romani. E l’Efìbanca
finisce nel 1999, guarda un po’- pure lei
nella Banca Popolare di Lodi del
rag. Gian Piero Fiorani.
Ma chi è Gian Piero
Fiorani? Fiorani entra nella Bpl nel 1978 con un semplice diploma di ragioneria,
per laurearsi solo nel 1990 in Scienze Politiche. Inizia la sua arrampicata
gestendo due affari molto delicati: uno è la ristrutturazione del gruppo bancario
in Sicilia, inglobando ben cinque banche sicule e facendo così della Lodi la seconda banca dell’isola; l’altro è appunto l’ingresso nella Rasini, prima con una partecipazione di controllo, poi con la fusione,
inglobandone patrimonio, clientela e archivi. Quegli archivi. Ma nel 1998
aveva inglobato pure la Bipielle Suisse che,
però, prima si chiamava Adamas, prima di chiamarsi a sua volta Albis, di
cui Pazionista di maggioranza era la Fimo, ve la ricordate?, considerata la
sentina della finanza criminale italiana, utilizzata da tangentisti e narcotrafficanti,
poi diventata Conscor. E’ proprio
vero che tutto, gira e rigira, torna. Il rag. Gian Piero Fiorani qualche
attinenza ha con il cav. Silvio Berlusconi, tanto per cambiare. Ma di Fiorani parleremo più avanti.
Nel 2000 la Lega di
Umberto Bossi, dopo anni di insulti e rivelazioni da parte di Max Parisi su la “Padania”,
improvvisamente si riavvicina a Berlusconi, complice qualche miliardo sganciato
dal cavaliere con tanto di contratto davanti ad un notaio per sanare le
ristrette della Lega. Così arriviamo al 15 maggio 2001, quando il cosiddetto
“Polo delle Libertà”, al quale bisognerebbe aggiungere “Proprie”, vince le
elezione politiche. Prima Berlusconi aveva presentato al cosiddetto salotto di
Porta a porta del “notaio” Bruno Vespa l’altrettanto cosiddetto “Contratto con
gli italiani”,firmato da lui solo davanti all’ossequioso Vespa. Peccato che i cinque punti non verranno per niente
rispettati, ma per il cav. Silvio
Berlusconi anche lo zero è 10, per cui...
Sulle elezioni sono
da segnalare tre punti. Il primo è che, per effetto del sistema maggioritario,
pur essendo l’Italia praticamente divisa a metà, il polo ottiene la più grande maggioranza che si sia mai vista nel
Parlamento italiano, sia alla Camera che
al Senato. Il secondo è il risultato delle elezioni in Sicilia: 61 seggi a
zero per il polo! Se c’era bisogno di qualche
dimostrazione su chi la mafia appoggia,
eccola! Il terzo vede uno già visto in precedenza, Gianstefano Frigerio, condannato definitivamente ad oltre 6 anni che, anziché in Parlamento,
viene dirottato a San Vittore. Ma niente paura, un magistrato di buon cuore,
anziché in galera, lo destina a lavori socialmente utili. E quale è il lavoro
socialmente utile? Il Parlamento dove
è stato eletto! Così la legislatura
avrà un tizio a cui sono stati negati i diritti civili, non potrà votare né
per le politiche, né per le amministrative, né per le comunali, ma le leggi del
suo governo si! Però non si può certo
dire che il tizio non sia in buona compagnia. Infatti sono presenti nella nuova
maggioranza più di un centinaio di personaggi con --- (segue la 34esima parte)
Qui 18 marzo 14
Fassina chi? Così Renzi ha interrotto la domanda di un giornalista che gli stava chiedendo: «So che è allergico al termine rimpasto, ma Fassina...». Renzi lo ha guardato sorridendo ribattendo «chi?».
Subito dopo le dimissioni. «Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c'è nulla di personale. È questione politica. È un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un'altra posizione», ha spiegato Fassina.
«È responsabilità di Renzi, che ha ricevuto un così largo mandato - ha osservato ancora Fassina, nel motivare le sue dimissioni dal governo - proporre uomini e donne sulla sua linea». Di conseguenza «restituisco irrevocabilmente il mio incarico al presidente Letta. Ringrazio il presidente Letta per la fiducia che mi ha concesso. Ringrazio anche il ministro Saccomanni per l'opportunità che mi ha dato per lavorare con lui. Ringrazio i colleghi, il viceministro Casero e i sottosegretari Giorgetti e Baretta per l'ottima intesa che abbiamo avuto. Continuerò - ha concluso Fassina - a dare il mio contributo al governo Letta dai banchi della Camera».
La segreteria a Firenze. «È stata una discussione a 360 gradi, abbiamo parlato di scuola, ambiente e infrastrutture ma il tema centrale è stata la legge elettorale», ha spiegato Renzi al termine della riunione. «La prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere», ha poi assicurato il segretario del Pd riferendosi alla riforma del sistema di voto.
Sulla legge elettorale «aspetto che Forza Italia decida è il secondo partito del Paese in termine posizione politica», ha continuato Renzi, aggungendo che sta aspettando «la disponibilità» dei partiti per gli incontri bilaterali, e ha poi scherzato ricordando che ci saranno dopo il ponte della Befana e aggiungendo: «C'è chi il ponte lo fa da 20 anni».
«Nessuno sta mettendo in discussione l'esistenza del governo, anzi: mette in difficoltà il governo chi lo vuole far stare fermo. Lo aiuta chi lo sprona a risolvere i problemi italiani», ha proseguito Renzi, assicurando che il suo piano non è una minaccia per il governo.
«Se l'unico problema di Alfano sulle nostre proposte sono le unioni civili ci va di lusso. Trovo invece discutibile che si possa obiettare mettendo in mezzo la famiglia: che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti», ha sottolineato ancora il segretario del Pd.
«Chi oggi pone il tema delle unioni civili non vuole affrontare il punto centrale: in una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettole. Non vorrei si utilizzasse un'arma distrazione di massa», ha aggiunto Renzi. Sui temi della famiglia «non mi farò scavalcare da Alfano e Giovanardi», ha poi sottolineato.
«Noi non vogliamo solo le unioni civili ma un Paese civile.Facciamo una trattativa con chi ci sta perché siamo un Paese che ha bisogno di risposte». Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e componente della segreteria Pd, aveva spiegato così in precedenza la linea del partito.
«Se vale il principio che il Parlamento è abusivo i primi abusivi sono i suoi, allora rinunci ai propri parlamentare e alle loro indennità. Il tema è invece che urge la riforma elettorale proprio per evitare di ritrovarci con un Parlamento di questo tipo», ha quindi osservato Renzi.
Il lavoro. «Entro la direzione del 16 intavoleremo una discussione con un sommario, serio documento che si aprirà al confronto con parlamentari e tecnici. Sono molto soddisfatto per la discussione che si è svolta oggi in segreteria», ha poi rilevato parlando dello stato dell'arte sul job act.
Lo spread? Merito di Draghi. «I dati sul calo della spread sono dati per cui ringraziare non solo i governi succeduti ma un italiano che ha lavorato nell'interesse dell'Europa: Mario Draghi, è suo il merito fondamentale», ha detto ancora Renzi.
«Il 3 per cento è un vincolo che nel corso degli anni è stato sforato da tanti paesi ma per noi è importante da difendere perché è il simbolo della battaglia del rigore dei conti. È stata una sorte di coperta di Linus per dire che noi saremmo rientrati nei parametri. Se mettiamo a posto i conti in casa nostra, allora il 3 per cento, che va comunque affrontato a livello europeo, può essere oggetto di discussione», ha quindi argomentato il segretario democrat.
Il tour della segreteria. Con la riunione della segretaria del Pd, oggi a Firenze, Renzi ha aperto un tour dell'Italia. «La faremo anche in altre città - ha spiegato - andremo dove si vota alle prossime elezioni amministrative. Ci sono 27 capoluoghi che voteranno il 25 di maggio. Sarà naturale riunire la segreteria anche in altri luoghi».
Le spese del Partito democratico saranno messe tutte on line«come alcune amministrazioni già fanno, compresa Firenze», ha infine assicurato Renzi. Che ha poi scherzato: «Il pranzo di oggi ce lo siamo autofinanziato con 17 euro, pausa caffè compresa».
Subito dopo le dimissioni. «Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c'è nulla di personale. È questione politica. È un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un'altra posizione», ha spiegato Fassina.
«È responsabilità di Renzi, che ha ricevuto un così largo mandato - ha osservato ancora Fassina, nel motivare le sue dimissioni dal governo - proporre uomini e donne sulla sua linea». Di conseguenza «restituisco irrevocabilmente il mio incarico al presidente Letta. Ringrazio il presidente Letta per la fiducia che mi ha concesso. Ringrazio anche il ministro Saccomanni per l'opportunità che mi ha dato per lavorare con lui. Ringrazio i colleghi, il viceministro Casero e i sottosegretari Giorgetti e Baretta per l'ottima intesa che abbiamo avuto. Continuerò - ha concluso Fassina - a dare il mio contributo al governo Letta dai banchi della Camera».
La segreteria a Firenze. «È stata una discussione a 360 gradi, abbiamo parlato di scuola, ambiente e infrastrutture ma il tema centrale è stata la legge elettorale», ha spiegato Renzi al termine della riunione. «La prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere», ha poi assicurato il segretario del Pd riferendosi alla riforma del sistema di voto.
Sulla legge elettorale «aspetto che Forza Italia decida è il secondo partito del Paese in termine posizione politica», ha continuato Renzi, aggungendo che sta aspettando «la disponibilità» dei partiti per gli incontri bilaterali, e ha poi scherzato ricordando che ci saranno dopo il ponte della Befana e aggiungendo: «C'è chi il ponte lo fa da 20 anni».
«Nessuno sta mettendo in discussione l'esistenza del governo, anzi: mette in difficoltà il governo chi lo vuole far stare fermo. Lo aiuta chi lo sprona a risolvere i problemi italiani», ha proseguito Renzi, assicurando che il suo piano non è una minaccia per il governo.
«Se l'unico problema di Alfano sulle nostre proposte sono le unioni civili ci va di lusso. Trovo invece discutibile che si possa obiettare mettendo in mezzo la famiglia: che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti», ha sottolineato ancora il segretario del Pd.
«Chi oggi pone il tema delle unioni civili non vuole affrontare il punto centrale: in una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettole. Non vorrei si utilizzasse un'arma distrazione di massa», ha aggiunto Renzi. Sui temi della famiglia «non mi farò scavalcare da Alfano e Giovanardi», ha poi sottolineato.
«Noi non vogliamo solo le unioni civili ma un Paese civile.Facciamo una trattativa con chi ci sta perché siamo un Paese che ha bisogno di risposte». Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e componente della segreteria Pd, aveva spiegato così in precedenza la linea del partito.
«Se vale il principio che il Parlamento è abusivo i primi abusivi sono i suoi, allora rinunci ai propri parlamentare e alle loro indennità. Il tema è invece che urge la riforma elettorale proprio per evitare di ritrovarci con un Parlamento di questo tipo», ha quindi osservato Renzi.
Il lavoro. «Entro la direzione del 16 intavoleremo una discussione con un sommario, serio documento che si aprirà al confronto con parlamentari e tecnici. Sono molto soddisfatto per la discussione che si è svolta oggi in segreteria», ha poi rilevato parlando dello stato dell'arte sul job act.
Lo spread? Merito di Draghi. «I dati sul calo della spread sono dati per cui ringraziare non solo i governi succeduti ma un italiano che ha lavorato nell'interesse dell'Europa: Mario Draghi, è suo il merito fondamentale», ha detto ancora Renzi.
«Il 3 per cento è un vincolo che nel corso degli anni è stato sforato da tanti paesi ma per noi è importante da difendere perché è il simbolo della battaglia del rigore dei conti. È stata una sorte di coperta di Linus per dire che noi saremmo rientrati nei parametri. Se mettiamo a posto i conti in casa nostra, allora il 3 per cento, che va comunque affrontato a livello europeo, può essere oggetto di discussione», ha quindi argomentato il segretario democrat.
Il tour della segreteria. Con la riunione della segretaria del Pd, oggi a Firenze, Renzi ha aperto un tour dell'Italia. «La faremo anche in altre città - ha spiegato - andremo dove si vota alle prossime elezioni amministrative. Ci sono 27 capoluoghi che voteranno il 25 di maggio. Sarà naturale riunire la segreteria anche in altri luoghi».
Le spese del Partito democratico saranno messe tutte on line«come alcune amministrazioni già fanno, compresa Firenze», ha infine assicurato Renzi. Che ha poi scherzato: «Il pranzo di oggi ce lo siamo autofinanziato con 17 euro, pausa caffè compresa».
Finanzieri alla banca popolare di Lodi:ci fornite estratti conto di Fininvest e Berlusconi?
informazioni che
spiegano molte cose. Sono stata correntista della Banca Rasini dal 1980 al
1989. Ero titolare di due conti
correnti, nonché di un fido di oltre 100 milioni circa il quale non mi erano
mai state chieste garanzie di sorta perché venni presentata all’allora
presidente e direttore generale dottor Dario Azzaretto e da amici del vero proprietario del pacchetto azionario d maggioranza della
banca. Formalmente era intestato alla famiglia Azzaretto ma
nella realtà era controllata da Giulio Andreotti. Il commendator Giuseppe Azzaretto, padre di Dario, era
all’epoca uomo di fiducia di Andreotti. Il punto saliente, ai fini della sua
inchiesta giornalistica, che non è stato evidenziato è che quando la mafia
siciliana si impossessa della banca Rasini, la banca è già di Andreotti.
Lasciai la Banca Rasini quando la lasciarono gli Azzaretto, cui subentro, mi fu
detto, una società svizzera”.
Prendiamo con cautela
tale lettera, che Max Parisi ha invece preso molto sul serio. Non tanto per il fatto
che c’è di mezzo Andreotti, in fin dei conti è pacifico che Azzaretto fosse un
suo uomo.. Ma la Cordopatri dice di Azzaretto che è presidente, e qui ci siamo, e direttore generale. Abbiamo
visto che fino al giorno di San
Valentino il direttore era Vecchione, mantenuto in servizio, tra l’altro, fino all’87, nonostante fosse finito
dentro. Nell’84 arrivarono due svizzeri
e la banca fini a Nino Rovelli. Piuttosto che Giuseppe, era logico che dopo riprendesse a fare il direttore generale Dario
Azzaretto, che lo aveva già pur fatto per un paio di mesi.
Max Parisi è prolifico nelle sue inchieste quasi
settimanali contro Silvio Berlusconi. Sulla Padania del 19 agosto 1998, poi,
rivolge dieci domande sotto il titolo: “Berlusconi sei un mafioso?”. Non
avrà mai risposta. D'altronde “qualità” di
Silvio Berlusconi è sempre stata quella di evitare risposte a domande scomode.
E con Parisi c'è pure Umberto Bossi che,
come abbiamo appena accennato poco sopra, rilascia dichiarazioni su
dichiarazioni sempre su Berlusconi,
definito “il mafioso di Arcore.” Di
Bossi vogliamo ricordare questa dichiarazione
del 1995: “Non stringeremo mai
più accordi né con il mafioso
Berlusconi, uomo di Craxi e della P2, ne
con il fascista forcaiolo Fini. La Lega correrà da sola per l’autodeterminazione
dei popoli del Nord”. Dopo una simile dichiarazione
potremmo dire che per fortuna in Italia ci sono persone “coerrenti” come Bossi.
Ed è una calda
giornata di agosto del 1998 quando la quiete della Banca Popolare di Lodi viene
turbata da una visita inattesa. Un gruppo di uomini della Dia venuti da Palermo
chiedono di vedere gli archivi della Banca Rasini (non è mai troppo tardi,
diceva il maestro Manzi). Cercano su incarico
del pool antimafia, nel ambito dell’inchiesta a carico di Silvio Berlusconi e
Marcello Dell'Utri (inchiesta poi archiviata per Berlusconi, ma proseguita fino
alla condanna per Dell'Utri) per concorso esterno in associazione mafiosa e
riciclaggio di denaro della mafia, i
conti correnti Silvio Berlusconi e tutta
la documentazione relativa alle 25 “Holding Italiana” che custodiscono il capitale
della Fininvest. I pm Antonio Ingroia e
Nico Gozzo hanno spedito la Dia a Milano per ricostruire i finanziamenti alle
Holding Italiana a cavallo tra gli anni 70 e 80, quando il finanziere Filippo Alberto
Rapisarda, ex amico e poi accusatore di Dell'Utri, fa risalire i presunti investimenti miliardari del capo della mafia
Stefano Bontade nell’avventura televisiva di Berlusconi.
Alla richiesta di
vedere le carte della Rasini l’ufficio legale della Popolare di Lodi cade, o finge
di cadere, dalle nuvole: “Della Rosini e dei conti Fininvest non ci risulta
nulla”. A quel punto il consulente della Procura Francesco Giuffrida,
vicedirettore della Banca d’Italia a Palermo, tira fuori degli estratti conto
dimostrante l’esistenza di alcuni conti correnti intestati a Berlusconi o
riferibili alla Fininvest presso la Rasíni. A qualcuno dei banchieri lodigianí
finalmente torna un pochino di memoria: “Ci deve essere un archivìsta in pensione
che sa qualcosa”. Trovato l’archivista, visita con agenti e consulente
all'ultimo piano della banca, dove si trovano gli archivi della Rasìnì, che
sono sotto voci alquanto fantasiose, come ad esempio, parrucchiere, estetista e
simili. E qui salta fuori almeno una parte di quello che gli inquirenti
cercavano: la documentazione delle Holding Italiana. Si scopre che le Holding
non sono 25, ma 38. Si scopre anche un patrimonio parallele di Berlusconi: 105
libretti al portatore accesi presso il Monte dei Paschi di Siena, la Banca
Popolare di (S.P.33)
Qui 02/11/13
Rinascita Terracina: Berlusconi: 31 parte della sua storia
Rinascita Terracina: Berlusconi: 31 parte della sua storia: Belgrado . Una scelta decisamente spregiudicata, proprio negli anni in cui le truppe regolari e irregolari di Milosevic massacravano migli...
Berlusconi: 31 parte della sua storia
Belgrado. Una scelta decisamente spregiudicata, proprio
negli anni in cui le truppe regolari e irregolari di Milosevic massacravano
migliaia di musulmani. Praticamente si era in flagranza di reato. Malgrado
l’embargo, le relazioni Italo-jugoslave
erano amichevoli, tanto che una delegazione serba andò a Torino, e il ministro
degli Esteri Antonio Martino era il benvenuto a Belgrado, dove la stampa governativa
gli attribuisce frasi impegnative: “Il
commercio cancellerà le tracce della guerra”. Per il governo Berlusconi
Milosevic non è il problema, ma la
soluzione. Si trattava, come dice Martino, di aiutarlo “ad uscire
dall’isolamento. Corre rischi ad opera dei falchi del suo Paese. Senza la
cooperazione internazionale sarebbe in pericolo”. Dobbiamo dire già fin d”ora che Antonio Martino ha due
particolarità: la prima riguarda la sua mancata affiliazione allaP2. La domanda firmata era tra le carte sequestrate a
Gelli, che non aveva fatto in tempo a regolarizzarlo La seconda particolarità è quella di detenere il
Guinues dei primati per le previsioni sbagliate.
In quel clima molto collaborativo, la Telecom italiana manda
i suoi esploratori in Serbia per sondare il terreno. 'Tre anni dopo, nel 1997,
la vicenda si conclude con Pasquino della Telecom-Serbia, che chiameremo come è
stata poi chiamata, ovvero Telekom-Serbia. In quel periodo Milosevic non era più
il tanghero che incontrava Martino ma, avendo firmato la Pace di Dayton, figurava
come un pacificatore per la diplomazia
europea. Era un po’ come scambiare Nerone
per un pompiere, ma la diplomazia, sappiamo, non è sempre perfetta. Di conseguenza,
nella logica di una strategia regionale, l’entrare in Serbia aveva per Telecom
una sua razionalità. Peccato solo il fiume di denaro entrato nelle casse serbe
proprio quando Milosevic era alla vigilia delle elezioni e non era proprio in gran
forma. Nessuno, però, fece rilevare questo fatto. Nessuno, salvo Repubblica,
che scrisse un articolo molto critico su quel flusso di denaro. E lo stesso quotidiano scrisse un altro articolo in merito tre anni
dopo, all’indomani della caduta di Milosevic. Reazioni? Niente anche allora!
Questi episodi sono stati ricordati in quanto utili a comprendere quanto
succederà qualche anno più avanti.
Nel 1996 Berlusconi,
nel frattempo indagato anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscale
e, soprattutto, corruzione giudiziaria in compagnia del fedele avvocato Cesare
Previti, si ricandida alle elezioni politiche. Ma stavolta non gli va per
niente bene, perché viene sconfitto dal candidato del centrosinistra, dell’Ulivo,
Romano Prodi. Insieme ai vari guai giudiziari deve beccarsi anche Ia violenta
ostilità della Lega di Bossi, che aveva già da un po’ cominciato a sparare da
tutte le posizioni contro l’ex capoccia.
Il 6 maggio 1997 Mario Borghezio, leghista e
nazista (non è una invenzione, è vero), rivolge queste domande ai comandanti
della Gdf chiamati a informare la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul
fenomeno della mafia: “...Vorrei sapere, da un punto di vista quasi
storico, se è stata acquisita o se riteniate di dover acquisire la documentazione relativa all’archivio della Banca Rasini, inglobata dalla Banca Popolare di Lodi, una banca storica che viene citata da Sindona come banca propriamente mafiosa, mi
pare una citazione autorevole, in particolare sul presidente e sul vicepresidente Giuseppe e Dario Azzaretto, finanzieri
di Misilmeri, in provincia di
Palermo, in quanto, oltre alla citazione che ho fatto, l’inchiesta San
Valentino nel 1984 evidenziò che
moltissimi boss erano correntisti di
quella banca che quindi era considerata una vera e propria cassaforte della
mafia. La prosa non è granché, ma da Borghezio non pretendiamo molto, ma la richiesta è molto chiara. infatti,
come abbiamo già scritto, quella banca
teneva i depositi della mafia, perché
non si è indagato oltre? Perché la banca ha comunque continuato la sua attività fino a quando non è stata
incorporata nella Banca Popolare di Lodi?
Su la Padania del 26
aprile 1998, Max Parisi riporta nel suo articolo dove parla della “Decima puntata
della nostra inchiesta sull’Imi-Sir
- Novità sulla Banca Rasini, una lettera inviata da una signora, la baronessa
Maria Giuseppina Cordopatri, la quale così scrive: “Ho letto il suo servizio comparso
domenica sulla Padania, e ho notato che le mancano alcune fondamentali (seg. parte 32)
Qui 02/11/13
Rinascita Terracina: Ci risiamo: sperpero di denaro pubblico.
Rinascita Terracina: Ci risiamo: sperpero di denaro pubblico.: 8 milioni di euro sequestrati al senatore del PDL RICCARDO CONTI, indagato con il coordinatore del PDL DENIS VERDINI per la compravendita...
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